Good Night, and Good Luck (Good Night, and Good Luck) Regia di George Clooney
Con David Strathaim, Frank Langella, Robert Downey Jr., Patricia Clarkson, George Clooney, Jeff Daniels, Reed Diamond, Tate Donovan, Joseph Dowd, Simon Helberg, Grant Heslov, Thomas McCarthy, Glenn Morshower, Katharine Phillips Moser, Matt Ross, Alex Borstein, Ray Wise, Robert John Burke, David Christian.
Drammatico , b/n, 90 min.
Nel secondo dopoguerra si creò negli Stati Uniti un pesante clima di isteria e sospetto verso la cosiddetta infiltrazione e influenza dei comunisti nelle istituzioni statali. Dal febbraio del 1950 protagonista della "Caccia alle streghe" (che finì per colpire molti intellettuali non certo comunisti ma sicuramente progressisti) divenne ufficialmente il senatore Joseph McCarthy.
Da sottolineare che un sondaggio del 1954 diede un 50% di Americani favorevoli all’azione svolta da McCarthy e un 29% di contrari, ma questo non si evince dall’opera di Clooney: nel film non c’è un personaggio che simpatizzi per McCarthy, sono tutti contro di lui, e invece, come detto, la maggioranza degli Americani si era purtroppo convinta che avesse ragione...
"Good night good luck" non convince appieno.
E’ sicuramente un’opera notevole per tanti motivi (bella ad esempio l‘idea di non far interpretare a nessuno il ruolo di McCarthy: tutte le immagini del senatore sono affidate a materiale di repertorio; lodevole il mettere Clooney attore al servizio del Clooney regista). La recitazione è ad altissimo livello, l’ambientazione storica è perfetta (quanto di meglio si sia visto sullo schermo), il ritmo è serrato, il contenuto e il messaggio sono da dieci e lode… Le critiche a Venezia sono state ottime ma vertevano per lo più sulla positività del "messaggio", e questo non si discute.
Il film però, in quanto film, non appassiona.
Eccessivamente scarno e asciutto, sembra dominato dal timore di concedere qualcosa allo spettatore.
Il ritratto umano dei vari personaggi è completamente assente, ed abbiamo quindi un ottimo reportage ma che parla poco linguaggio cinematografico. Non c’è dramma, non c’è tensione, non c’è la possibilità di identificarsi in qualcuno. Tutto asettico, tutto molto freddo: non un brivido, non un’emozione. Si pensi invece allo splendido "Il prestanome" che Martin Ritt, regista che fu sulla lista nera di MacCarthy, diresse nel 1976 utilizzando due comici (gli ottimi Woody Allen e Zero Mostel) in funzione drammatica (una, cinematograficamente parlando, bella storia, un amaro e coinvolgente ritratto di un’epoca che si vorrebbe non tornasse più).
A chi è destinato "Good night…"?
Il pubblico più impegnato vi trova cose che già sa, gli spettatori più sprovveduti che andranno a vederlo attirati semplicemente dalla presenza del bel Clooney probabilmente dopo un quarto d’ora si alzeranno e se ne andranno, delusi e annoiati.
Azzeccato mi sembra il giudizio di "Liberation" :
"Bisogna riconoscere a George Clooney una sincerità nell'impegno e nell'accollarsi rischi, anche se misurati. (...) Un lucido e freddo film politico (...). un oggetto pedagogico utile ma troppo poco ispirato per sedurre".







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