I segreti di Brokeback Mountain
Pubblicato da Leo Pellegrini alle 06:08 in Film, Recensioni
I segreti di Brokeback Mountain Regia di Ang Lee.
Con Jake Gyllenhaal, Heath Ledger, Michelle Williams, Anne Hathaway, Randy Quaid, Linda Cardellini, Anna Faris, Scott Michael Campbell, Kate Mara, Cheyenne Hill, Brooklynn Proulx, Tom Carey.
Drammatico , colore, 134 min.
"Brokeback Mountain", che in America è stato un successo al botteghino anche se proiettato in un numero limitato di cinema e solo a New York Los Angeles e San Francisco (sembra che il film sia costato così poco da ripagarsi nella prima settimana di programmazione), oltre ad aver vinto il Leone d’oro a Venezia, ha trionfato ai Golden Globe ed è stato votato come migliore pellicola dell'anno dai critici Usa (che lo hanno premiato anche come miglior regia, sceneggiatura e fotografia).
Il film è tratto dal racconto breve pubblicato dal “New Yorker” nel 1997 (in Italia col titolo "Gente del Wyoming", Baldini & Castoldi), della settantenne Annie Proulx, la scrittrice americana premio Pulitzer che insieme ad un altro premio Pulitzer, Larry McMurtry (il grande sceneggiatore dell’ ”Ultimo spettacolo” e di “Hud il selvaggio“), ha adattato la storia per lo schermo.
Più racconto interiore che narrazione spettacolare, più vicino alle atmosfere rarefatte de “La tempesta di ghiaccio” che a quelle epiche e d’azione de “La tigre e il dragone”, il film è l’esaltazione di un legame umano che, esposto all’ostilità e all’incomprensione del mondo circostante, resiste nonostante tutto: ritratto di due esistenze mancate in una realtà dove troppo spesso non si ha coraggio di esprimere i propri sentimenti (ed è inevitabile il compromesso tra se stessi e quello che la società vorrebbe fossimo), una realtà dove regna l’incapacità di comunicare.
Le restrizioni sociali che incombono sulla propria vita e la continua lotta tra l’essere e l’apparire sono le vere protagoniste del film.
Con a disposizione una storia che qualcuno potrebbe definire “scabrosa”, Lee non vuole mai provocare, non ostenta , non ha pretese rivoluzionarie, al contrario nel film prevalgono pudore, garbo, pudicizia e molto intimismo.
Il primo western gay?
Si parla di omosessualità, i protagonisti sono due cowboy del nostro tempo, l’ambientazione è quella del Far West con il tradizionale repertorio (la bellezza del paesaggio, i pascoli sconfinati, i boschi e le vallate mozzafiato, i cieli disseminati di nuvole candide , la neve sulle alte cime… una natura incantevole e insidiosa) ma non è un western.
Non si comprende bene quindi perché molti Americani si siano offesi e abbiano accusato il regista di aver profanato la loro antica tradizione, un “luogo sacro” della loro cultura (una catena di cinema dello Utah ha addirittura bloccato le proiezioni).
Il film narra semplicemente di una storia d’amore lunga vent’anni, e il tutto è centrato non tanto sulle scene di sesso, peraltro mai volgari (e senza mai registrare cadute di stile o toni caricati), quanto sulla forza dei sentimenti che ossessionano due uomini.
Scrive “Liberazione”: “Era dai tempi dei “Ponti di Madison County” che non vedevamo una storia d’amore così tormentata e trascinante” .
Non è possibile concordare.
Il tema del film è coraggioso e la denuncia contro ogni forma di bigottismo e di violenza è da lodare senza condizioni, ma questo film difetta proprio per non essere trascinante.
Più di due ore che non riescono mai ad entusiasmare, rivelando nella parte mediana affanno e lentezza. L’impressione è che la storia sia accattivante e coinvolgente in teoria ma che la regia non abbia saputo renderla tale. Una eccessiva paura di scivolare nel facile sentimentalismo ha forse fatto sì che Ang Lee abbia realizzato un’opera formalmente bella ma fredda e razionale, senza cuore. Una storia d’amore che non commuove minimamente… che storia d’amore è?
L’opera risulta manchevole anche nella colonna sonora (musiche country troppo scontate). E nella scelta dei protagonisti, due star molto amate dal pubblico dei ragazzi, Heath Ledger e Jake Gyllenhaal: troppo giovani per ricoprire dei ruoli di cui si raccontano le vicende per un ventennio. E’ da sottolineare comunque che Ledger è sorprendentemente bravo e rivela la sua capacità (insospettata) di interpretare qualsiasi parte, Gyllenhaal non risulta (come al solito, a mio parere) convincente non riuscendo a dare spessore al suo personaggio.
Eccezionali le tre figure femminili, soprattutto Michelle Williams (una nomination all’Oscar le spetterebbe di diritto).
p.s
La relazione omosessuale raccontata non nasce “spontaneamente e naturalmente”. Penso che questo sia un errore in un’opera che ha l’evidente scopo di combattere ostilità e pregiudizi. Se faccio pratica omosessuale perché qualcuno mi “spinge e provoca”, come convincere chi è persuaso che il tutto sia immorale e innaturale?
(recensione pubblicata su CinemaPlus)
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1. gparker, Giovedì 19 Gennaio 2006 ore 12:03
Io invece l'ho trovato incredibilmente coinvolgente, degno di Mangiare, Bere, Uomo, Donna. Un film di un'intensità rara che viene proprio dall'apparente freddezza.
Ti colpisce con dei momenti di improvvisa intensità che si contrappongono a più lunghe sequenze in cui nulla sembra trasparire proprio come avviene spesso nella comunicazione tra uomini, dove le cose si dimostrano con i fatti e non a parole e dove spesso i sentimenti esplodono in momenti puntuali, con gesti o azioni inaspettate.
2. iperio, Giovedì 19 Gennaio 2006 ore 15:31
ho letto diverse tue recensioni e devo dire che questo blog è proprio interessante e utile per scegliere cosa vedere in sala...
:)
3. filmleo, Giovedì 19 Gennaio 2006 ore 15:43
"Mangiare bere..." mi aveva entusiasmato, questo non è proprio riuscito ad emozionarmi. Grazie comunque del commento, gparker, e naturalmente grazie ad iperio.
4. morgana, Martedì 9 Febbraio 2010 ore 16:35
e un film straordinario....ho pianto come una bambina....mi ha emozionato profondamente