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Gen 0613

The New World

Pubblicato da Leo Pellegrini alle 08:12 in Film, Recensioni


Anteprime_2 The New World Regia di Terrence Malick.

Con Christian Bale, Jason Aaron Baca, Colin Farrell, Ben Mendelsohn, David Thewlis, Q'Orianka Kilcher, Christopher Plummer.

Avventura , colore, 150 min.

Thenewworld1 Torna al cinema dopo sei anni, Terence Malick (solo 4 film in 32 anni, Palma d'oro a Cannes con «I giorni del cielo» e Orso d'argento a Berlino con «La sottile linea rossa»).

Il film (che non intende essere un remake del cartoon musicale targato Disney del 1995) parla del primo incontro tra la cultura europea e quella degli Indiani d’America, fra i colonizzatori inglesi e il nuovo continente, incarnati dal capitano di fortuna John Smith e dalla principessa dei Powhatan, Pocahontas.

The New world riprende così la presunta storia d'amore tra i due (un classico della letteratura), collocandola sullo sfondo del colonialismo del XVII secolo: un affresco storico il più verosimile possibile (è evidente come Malick abbia preteso un’accurata fedeltà alla storia, ai luoghi, ai costumi) su cui innestare una celebrazione e un’elegia dell’America del passato (ma anche del futuro).

Non il racconto di una semplice storia d’amore ma un ritratto dell’incontro tra due culture diverse che cercano di convivere per giungere poi a un esito disastroso.

“Un filmone” come si diceva una volta... ma con pretese colte: un’occasione per una riflessione “alta” sulla nascita di una nazione.

Il risultato finale però non convince del tutto (e infatti alcuni giornali americani hanno stroncato il film giudicandolo abbastanza noioso… ma è doveroso dire che invece la stampa italiana si è mostrata entusiasta).

Il difetto principale è nello stridente contrasto tra realtà storica (gli Inglesi con la loro mentalità e la loro politica, gli Indigeni con i loro costumi e le loro usanze) e la fiaba mantenuta tale (l’amore tra i protagonisti).

I due elementi non si amalgamano, non si armonizzano: l’impressione è di assistere a due spettacoli diversi che uniti tendono a dare un tono falso ad entrambi.

Appaiono irreali anche la maggioranza dei dialoghi (Colin Farrell parla come se fosse Byron o Gozzano… colpa del doppiaggio?), non aiutati da una colonna sonora di sottofondo, bella ma retorica nella sua classicità ottocentesca (e con molti interventi di Wagner, Saint-Saens, Mozart…).

Da sottolineare il ritmo molto lento dell’intero lavoro e la recitazione degli attori non sempre all’altezza della loro fama e riconosciuta bravura.

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