Prime, regia di Ben Younger.
Con Meryl Streep, Uma Thurman, Bryan Greenberg, Jon Abrahams, Adriana Biasi, David Younger, Palmer Brown.
Commedia , colore, 105 min.
Dopo “Manhattan” “Io & Annie” “Innamorarsi"… New York di nuovo protagonista.
Ambientato nello sfondo molto colorato e movimentato della moderna Manhattan di oggi, “Prime” (che ha inaugurato il San Diego Film Festival) è un lavoro difficilmente catalogabile.
Molti i temi in gioco: validità della psicanalisi, rapporti tra medico e paziente, lo strapotere delle mamme ebraiche, la conflittualità fra generazioni diverse… Toni diversi nel procedere della storia: ironia, sentimentalismo e romanticismo, denuncia di alcune contraddizioni della nostra società…
Il problema è che il tutto non si amalgama compiutamente e dà l’impressione di una occasione mancata.
Colpa della sceneggiatura (opera dello stesso regista) non sempre rispondente alle aspettative e che sembra sprecare più di un’occasione, e in più è manchevole nell‘approfondimento di alcuni personaggi ritratti in modo eccessivamente superficiale (poco riuscita poi la scelta di Bryan Greenberg come protagonista maschile: non ha il fisico e la personalità per ricoprire il non facile ruolo affidatogli).
Cosa avrebbero fatto quei geni di Billy Wilder e Blake Edward con un soggetto simile?
La prima parte è ottima e lascia ben sperare.
I duetti tra Meryl Streep e Uma Thurman sono quanto di meglio il grande schermo ci abbia offerto negli ultimi tempi ma il piacevolissimo gioco a metà film scompare e l’attenzione è rivolta esclusivamente alla “love story”, il cui svolgimento appare poco originale e non particolarmente brillante.
La grande Meryl diventa ora una figura di secondo piano e tutto il lavoro perde di mordente e originalità (qualcuno ha detto che “la pellicola comincia a morire di morte lenta”) .
Scrivono i critici americani: Jeff Vice: “Unfortunately, she (Meryl Streep) pretty much disappears in the second half, and the film suffers as a result“. Rob Thomas: “Unfortunately, Streep basically recuses herself before the third act, and without her subplot the movie really loses a lot of its zip“.
Come non essere d’accordo?
L’interesse del film era dato dall’incontro-scontro Meryl-Uma, medico-paziente, madre-donna innamorata… sia per l’eccezionale performance delle due attrici sia per la situazione in cui vengono a trovarsi e che provoca nello spettatore curiosità e massimo coinvolgimento.
Ma, come si diceva, a metà lavoro la cosa si esaurisce e ogni interesse tende a scomparire.
Peccato, anche perché il film ha vari pregi (ottima colonna sonora, suggestiva fotografia e soprattutto un finale non banale).
Altro difetto sostanziale è che il mondo dell'adulta Uma e quello del giovane Bryan sono molto simili (somiglianza che si rispecchia nel comportamento dei due personaggi) per cui viene meno la forza dirompente del film, la sua polemica contro i pregiudizi.
Prime merita comunque di essere visto per la lezione di recitazione che Meryl e Uma offrono, e su questo tutti i critici concordano:
Mario Mazzetti (Viviilcinema): “Una Streep impagabile, che vale da sola la visita per la finezza interpretativa e la forza comica mai sopra le righe“; Diego Altobelli (FilmUp): “La interpretazione della Streep è un vero e proprio spettacolo: vale da sola il film“; 35mm: “Una Uma Thurman in forma smagliante”; Alessio Guzzano (City): “Uma Thurman scintillante”; Donald Agustamarian (Imdb): “Meryl Streep is the closest actress we've got to the great old stars of yesteryear. Bette Davis comes to mind” ; Lietta Tornabuoni (La Stampa): “La bravura di Meryl Streep è testimoniata non tanto dai riconoscimenti ricevuti da quando iniziò la sua carriera nel 1977 a ventotto anni, con un'apparizione di circa due minuti in “Giulia” di Zinnemann (2 Oscar, 13 candidature all’Oscar, premio per la migliore attrice al festival di Cannes, Orso d’argento a Berlino, Golden Globe, César alla carriera, commenda dell’Ordine francese delle Arti e delle Lettere) quanto dalla sua versatilità, espressività, capacità di personificazione. A 57 anni, polemizza fortemente con il cinema americano che espelle le attrici della sua età, ossia per il motivo che induce tutte le sue colleghe e coetanee alla protesta: la differenza sta nel fatto che le altre davvero non lavorano, mentre lei sì”.







1. marina, Venerdì 17 Febbraio 2006 ore 10:55
Il film vale secondo me per una Uma Thurman da URLO..bellissima. Sarà che dai tempi di Pulp fiction è l'attrice che più mi piace. Il resto? La Streep, piuttosto appesantita ma sempre bravissima.Il ruolo della mamma ebraica secondo me andava messo più in rilievo per non scivolare completamente sulla love story.La Streep molto divertente anche, ma nulla è valso anche se ad un certo punto le mettono in mano persino un panino al Pastrami.
un saluto
marina (sempre presente)